mercoledì, ottobre 25, 2006

Serie implicazioni piscoanalitiche nelle situazioni prescalatorie su soggetti portati alla schizofrenia


Anche se ho creato questo Blog con l’intento di discutere liberamente di arrampicata senza temi fissi e senza compiti da svolgere, vorrei invitare i miei ospiti ad esprimere i loro pensieri su un argomento che mi sta particolarmente a cuore.
Cosa vi passa per la testa quando dovete affrontare una via di un certo impegno (sia esso tecnico, fisico o psicologico)?
In definitiva quali sono le motivazioni mentali per cui non desistete dal vostro compito e anzi cercate di metterci il massimo impegno possibile.
Non credo esista uno scalatore che pronto a salire una via non faccia un minimo di pseudotrainning autogeno per ingrassare la propria automotivazione.
Ecco, io vorrei sapere qual’è per voi la molla automotivante, che processi mentali si instaurano nella vostra testa prima di salire una via e raggiungere la concentrazione e l’equilibrio necessario per una scalata degna di questo nome.
Per la mia modesta esperienza a monte di una salita che è stata veramente appagante c’è sempre una preparazione mentale di un certo tipo. E’ vero che molto dipende dalla situazione emotiva generale a cui si è sottoposti in quel particolare momento, ma sono sicuro che esistano delle spinte psicologiche che riescano ad autoinstaurare una condizione di concentrazione assoluta in quasi tutte le occasioni.
A breve cercherò di scrivere la mia esperienza personale, intanto vi invito a ragionarci su e provare a scrivere anche voi due righe.

martedì, ottobre 24, 2006

mercoledì, ottobre 18, 2006

Capitolo I "°C"


Cosa rappresenta il grado nell'arrampicata? E' più facile fare grado o scalare bene? E' meglio il grado a vista o il grado lavorato? E' giusto avere un grosso gap tra grado massimo e grado a vista? E' preferibile allenare la forza o la tecnica per sollevare il grado?
Tante domande, troppe risposte. Quanto chiccherare su questi argomenti, ma alla fine chi ha ragione? Forse i maestri di sempre, i grandi nomi. Loro che scalavano sull'8a (trall'altro chiodato pure lungo), quando ancora noi si andava a scuola calcio? Io sarei propenso a dire di si, solo che anche da questo fronte non scaturisce tutta questa unanimità.
Allora la riceta per il bravo scalatore in che libro di suor Germana devo cercarla?
Ma mentre io mi perdo in culinarie filosofie, c'è chi senza pensare a come condire la prossima via si spara il suo bel "8" a solo due anni dal suo primo otto inseguito.
Però, tutto quel sudore e quel sangue solo e sempre nella stessa via, ne vale veramente la pena?
...e si, perchè tutto ha un prezzo. A parte i grandi fenomeni, quelli veramente, ma veramente talentuosi, quelli che nessuno ha mai visto se non sulle riviste, quelli che come le modele di Vougue ti fanno capire dove mai e poi mai potrai arrivare, a parte loro tutti gli altri devono trovarla una scapatoia per arrivare in alto.
Quindi, non ha la tecnica per salire una via? Gonfiati di trazioni come una zampogna e ripetila, non mille ma un milione di volte e vedrai che non potrai sbagliare, la via la skoppi di sicuro.
E qui le mitiche domande riaffiorano tutte riassumendosi in una sola.
Ma questa cosa del grado è veramnte importante?
Bo! No! Si! Ni!
Realizzare è appagante questo è vero, però c'è modo e modo.
Altra domanda.
Qual'è il modo giusto?
Eleganza, scioltezza e tanta tanta tecnica. Ma tutto questo ce l'ho, basta scalare tre, quatto gradi sotto il mio limite, in una falesia che conosco e con una chidatura a prova di bomba.
Allora perchè anche io desidero tanto questo famoso Grado? Non ho già trovato quello che voglio, bastava guardare nel volume con il titolo "Primi e secondi sfizziosi" a pagina 103 del libro di cucina della nonna.
Perchè, forse anche questo è un aspetto della scalata, forse perchè negare la volonta di compararsi con l'obiettività di un grado non è poi così degradante.
Ma ai signori fenomeni non invidio poi niente che io non abbia già. Entrambi abbiamo fatto una scelta, cioè scalare come più ci piace.
A me piace fare Grado, ma più di tutto mi piace scalare Come, Quando e Dove voglio io.

Dedicato a tutti quelli che relizzano quando io sto davanti al Pc a lavorare.